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Un genitore decide di escludere la figlia dalla propria vita. Questo trasforma la storia di quella donna in modo permanente. Ma quel che sembra già segnato, tuttavia, può essere cambiato. Un libro dedicato a una bambina cresciuta senza padre. In questo racconto di taglio autobiografico, la protagonista - cresciuta senza padre - racconta varie circostanze della vita in cui la mancanza della figura genitoriale maschile ha variamente influito sui suoi comportamenti e scelte dell'età adulta. Se è dunque vero che le ferite subite nell'infanzia restano indelebilmente nella nostra storia, è anche vero però che la consapevolezza del proprio vissuto offre a ciascuno di noi una chiave per comprenderci meglio e per superare traumi ed esperienze che possono aver segnato la memoria, ma - se lo vogliamo - non il nostro destino.
RINGRAZIAMENTO E SALUTO DA PARTE DELLA SENATRICE LILIANA SEGRE.
Buongiorno Professoressa Berardi,
le inviamo qui di seguito un saluto e un pensiero della Senatrice.
Le rinnoviamo il nostro grazie per il suo contributo alla memoria, con molti auguri per il programma e la rappresentazione teatrale.
La Segreteria
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Carissimi,
nel ringraziarVi per l’impegno che vi vede coinvolti in attività finalizzate al Ricordo di milioni di innocenti uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale, desidero porgere un saluto a tutti voi, ai quali affidiamo la trasmissione della Memoria, nella speranza che una tragedia simile non si realizzi mai più.
Vi invito a raccogliere i vostri pensieri attorno a questo brano, tratto dal mio libro La Memoria rende liberi:
"Non ho mai esposto la mia storia per creare divisioni. Ho sempre parlato in modo semplice, con un linguaggio piano e pacato, senza mai predicare l’odio, mai. Non intendo trasmettere un messaggio negativo ai ragazzi: di odio, di vendetta, di disperazione assoluta, perché sono il contrario della vita. Quel che conta per me è far passare un messaggio d’amore e di speranza"
Termino richiamando l'attenzione su un’altra parola, scolpita nella pietra all'ingresso del Memoriale della Shoah di Milano presso il Binario 21 della Stazione Centrale:
«Indifferenza» gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all’ombra di quella parola.
La Presidente
Senatrice Liliana Segre
Associazione Figli della Shoah
IL TANGO DELLA MORTE di Franca Berardi Spettacolo di teatro civile TITOLO: Il Tango della Morte GENERE:Drammatico AUTORE: Franca Berardi REGIA: Franca Berardi RICERCA STORICA E DOCUMENTAZIONE: Franca Berardi PRODUZIONE:Francaberardi Produzioni MUSICHE ORIGINALI: Stefano Cutilli INTERPRETI: Il Cenacolo delle Arti NOTA DELL'AUTRICE: Non è semplice parlare di ciò che è accaduto nei campi di prigionia perché la mente dell'uomo sano difficilmente riesce anche solo a reggerne il pensiero. Ma non è possibile non raccontare ciò che è stato, soprattutto ai giovani. Spesso all'interno di una storia se ne intrecciano altre e poi altre ancora, come nel caso dell' opera “Il Tango della Morte”, nata per essere raccontata ai ragazzi, ma dedicata anche al mondo degli adulti. Dopo aver lottato insieme alle proprie compagne , una ballerina ebrea polacca vedrà la morte , ma non senza prima uccidere il suo carnefice. Protagonista una donna, o meglio, tutte le donne che lottano contro la differenza di genere per vedere riconosciuti i diritti di tutti e di ciascuno. Dalle testimonianze pervenute, l'interpretazione della vita nel Lager da parte di una donna tende ad essere molto diversa da quella di un uomo. L'esperienza al femminile risulta caratterizzata da ulteriori risvolti appartenenti in modo forte ed esclusivo alla donna. La maternità è senz'altro il primo riferimento, l'unica ragion di vita, a cui aggrapparsi: quando lo sconforto si fa ancora più grande, il desiderio di rivedere i figli da cui si è stati violentemente separati diventa l'unica ancora di salvataggio. La natura ha dato questo dono e privilegio alla donna, facendola nascere madre e, per questo, grazie proprio al pensiero di ricongiungersi ai suoi bambini, si mostra forte nel Lager. Anche in un posto buio come quello, si riescono a cogliere emozioni molto femminili , legate alla quotidianità, parole di rassicurazione e accudimento rivolte ai bambini, ninna nanne o filastrocche, come se i figli fossero con loro. Spesso cantano dolci canzoni mentre sono costrette ad accompagnare a morire il proprio bambino nelle camere a gas, pensiero insopportabile anche ai più algidi! Ma tutto ciò non costituisce l'unica differenza della vita maschile e femminile nel Campo. Anche le cose più banali e superficiali sono decodificate diversamente. Basti pensare alla ferita inflitta dalla brutale rasatura che accompagna l'ingresso ai campi, ben più profonda per una donna che per un uomo; oppure al senso del pudore violato, caratterizzante proprio quei tempi , molto più intenso per una donna, magari anche molto giovane. Non si tratta solo di “estetica”. La questione è legata al giudizio morale. Altra profonda e forte differenza è la solidarietà tutta femminile che vive assieme alle donne durante tutta la permanenza nei Campi di Concentramento o di Sterminio. E' noto a tutti infatti che, a differenza degli uomini, le donne si sono sempre aiutate. Una nuova opera, una storia tutta da raccontare. Ancora una volta ambientata nella crudele e atroce realtà della gelida Auschwitz. Ancora una volta narrata dalla voce di un' insegnante che dice ciò che è stato, ma senza turbare o impressionare perché gode del nobile privilegio di sentire empaticamente tutti i giorni le anime dei propri giovani alunni. Il lavoro è stato già patrocinato dalla Comunità Ebraica di Roma, che ne ha riconosciuto e condiviso con piacere il valore educativo, dall'Istituto di Cultura Italiana di Cracovia e dall'UDI (Unione Donne Italiane). Il progetto ha già ricevuto il premio “Agape caffè letterari d’Italia e d’Europa”.
Il 23 ottobre alle 17,00, davanti alla Libreria Giunti, potrai partecipare alla presentazione del libro di Franca Berardi: QUELLO CHE I MANUALI SCOLASTICI NON DICONO.Vieni a scoprire questo fantastico libro e se lo trovi interessante puoi acquistarlo presso la Libreria.Non è facile insegnare oggi. Viviamo tempi di pensiero debole, di vuoto, di incertezze. Per riuscire a colpire l'attenzione di uno studente c'è bisogno di tanta grinta, autenticità, coerenza, onestà, esempi forti e dall'identità precisa. Non bisogna mai scoraggiarsi, ma tenere bene a mente che da solo nessuno può crescere. Così come, da solo, nessuno può mettersi in salvo. Ogni bambino ha bisogno di persone che credano in lui, lo sostengano, lo amino.
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